RECENSIONE LINKIN PARK – LIVING THINGS
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RECENSIONE LINKIN PARK – LIVING THINGS

A quasi 2 anni di distanza da A Thousand Suns, i Linkin Park tornano sugli scaffali con un nuovo album, in uscita domani 22 Giugno, intitolato Living Things.

Rimasti con nelle orecchie i ritornelli dell’album precedente, potevamo solo pensare ad una continua evoluzione del sound dei Linkin Park, ormai trasformato totalmente dai primi 2 album.

Living Things è un mezzo ritorno alle origini.
Un album nel quale possiamo ritrovare, come anche confermato in più interviste dalla band, riff “linkinparkiani” riadattati con un sound, con basi e ritornelli, molto più elettronici e melodici, il tutto condito da molte parti hip hop di Mike alternati dai melodicismi di Chester.
Questo album è sicuramente un altro passo verso la conclusione del cammino di trasformazione del nuovo sound dei Linkin Park, che ora dicono di fare ciò che realmente sentono di voler fare.
Dalle parole dei testi, molto impegnati come sempre, alle linee musicali, ci accorgiamo di come il processo sia quasi completato e di come difficilmente torneranno indietro sui loro vecchi passi, di come ora siano talmente dentro i pezzi che scrivono da riuscire a mostrare la cattiveria, la voglia, la passione, anche in pezzi che i vecchi fan difficilmente approverebbero.

Per capire cosa è realmente questo album, basta leggere uno spezzone dell’intervista che Chester Bennington ha rilasciato a Kerrang nel Marzo scorso, leggibile anche su Wikipedia ma che rende bene l’idea del tutto.

“Con gli ultimi due album abbiamo provato in svariati modi ad uscire dall’etichetta nu metal che ci era stata affibbiata. È facile caratterizzarci in quel modo basandosi su Hybrid Theory e Meteora, quando eravamo un gruppo nu metal a tutti gli effetti. Ma sapevamo che c’era qualcosa di più in noi: perciò decidemmo di eliminare le chitarre metal presenti nei primi due album (suppongo siano state esse il motivo per cui siamo piaciuti a molta gente) e facendo questo, ci siamo accorti di aver trovato uno stile musicale più consono a noi.
In questo album abbiamo deciso di prestare attenzione alle nostre origini, infatti saranno presenti molte parti di chitarra con ritornelli lunghi ed elettronica più pesante in modo da ottenere un grande impatto sonoro senza essere troppo metal.”


Living Things
è un buon album, con pecche dovute ai vari tentativi di personalizzazione che i Linkin Park stanno attuando, ma merita l’ascolto.
Disco non immediato, va ascoltato più volte per comprenderne l’essenza.

Voto 7.

 

Ma ora passiamo ad una breve analisi del disco, analizzando i brani secondo me più importanti contenuti in esso.

Burn it down: E’ il primo singolo del disco. Sicuramente il pezzo più commerciale dell’album, chitarre distorte e sound elettronico, l’essenza dei nuovi LP.

Lost in echo: In questo pezzo possiamo sentire un qualche richiamo ai vecchi lavori della band, con un Mike Shinoda sopra le righe, una base musicale importante e Chester nel suo ruolo di violentatore di ritornelli.
Di spicco anche il breakdown nel finale della canzone.
Di certo non ai livelli passati ma almeno riusciamo a sentire la carica che i LP ci hanno sempre mandato con le loro canzoni.

Lies greed misery: Altro singolo del disco. Rap deciso di Mike Shinoda e base particolare ad accompagnare il tutto. Ritmi molto elettronici e decisi; ritornello, come per Burn It Down, da radio, cantabile e ricordabile facilmente.

In my remains: in questo pezzo si invertono i ruoli con Mike. È Chester infatti a prendere la parola nelle strofe, nella sua classica linea vocale. Bella canzone molto melodica sullo stampo di Minutes To Midnight.

I’ll be gone: Anche questo è un pezzo di spicco dell’album.
Bel testo sicuramente, ancora una volta troviamo Chester nelle strofe molto melodico ed una base musicale tranquilla/anonima ma che piace.

Victimized: Pezzo molto strano. Ricco di particolarità, dallo scream, alla parte dub, al rap, al riff di chitarra violento old school… peccato duri solo 1 min e 40.

I’ll Be Gone – Linkin Park – Living Things

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