Sanremo 2021 – Le pagelle della quarta serata| Atom Heart Magazine
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Sanremo 2021 – Le pagelle della quarta serata

C’è una premessa che forse non leggete. Si trova QUI. Ed è scritta in italiano.

sanremo 2021 pagelle

Annalisa – “Dieci”: 7,5. Esibizione senza sbavature. Ha una voce che molte sognano.

Aiello – “Ora”. 1. Proprio non ce la fa. Dovevate portarci lui. Da qualsiasi parte, ma possibilmente non al Festival.

Maneskin – “Zitti e buoni”. 4. In altre circostanze non li avrei valutati perché non puoi valutare qualcosa che non esiste. Tipo la loro originalità. Non voglio parlare nemmeno del probabile plagio di cui sono accusati sul web, anche perché ‘sto pezzo è simile ad altri mille pezzi della storia e farei fatica a dire hanno plagiato questo o quello. Poi le fangirl di Damiano mi direbbero che è solo ispirazione e non plagio. Poi finiremmo a parlarne per una vita e credo di avere cose ben più importanti da fare in questa vita. Quindi amen. A me non piacciono, o almeno non più. A voi magari sì. Il mondo è bello perché è vario.

Noemi – “Glicine”. 7. Il pezzo che ha portato non è la mia tazza di tè, come direbbero gli inglesi. Però funziona. Lei è brava. Probabilmente una delle migliori.

Orietta Berti – “Quando ti sei innamorato”. 8. Arriva senza scendere le scale. Sorride. Canta come dio comanda. Sorride di nuovo. “Grazie grazie”. I fiori? “Bellissimi bellissimi”. Si volta e va via. Insegnaci la vita.

Colapesce e Dimartino – “Musica leggerissima”. 6,5. Partono Colapesce e Dimartino ed è subito “Se mi lasci non vale” con la voce degli Audio 2. Molto meglio della prima serata, comunque.

Max Gazzè e Trifluoperazina Monstery Band – “Il farmacista”. 7. Non è il suo miglior pezzo, ma più l’ascolti più è figo.

Willie Peyote – “Mai dire mai (La locura)”: 9. Terzo per la sala stampa, secondo in classifica generale. Vai Willie, prenditi tutto.

Malika Ayane – “Ti piaci così”. 6. Oh, è brava. Cazzo se è brava. Solo che per capire cosa dice ho dovuto mettere la pagina 777 di televideo.

La Rappresentante di Lista – “Amare”: 9. Stile, musica, interpretazione. Prendere appunti. Tutti. Senza tante menate: il vero quadro di Sanremo 2021.

Madame – “Voce”: 8,5. Ho già detto quanto stracazzo è forte Madame?

Arisa – “Potevi fare di più”: 7. Arisa è l’unica che riesca farmi piace un pezzo di Gigi D’Alessio. Onore a lei.

Coma_Cose – “Fiamme negli occhi”: 7. Quando cantano ti senti di troppo. Tipo il terzo incomodo. Sereni e scanzonati. Che stile.

Fasma – “Parlami”: 1. Comincio a credere che lui sia nato piangendo con l’autotune.

Lo Stato Sociale – “Combat Pop”: 7. Casino allo stato puro. Però di quelli fatti bene. Non si smentiscono mai.

Francesca Michielin e Fedez – “Chiamami per nome”: 3,5. Apprezzo la scelta di sottolineare il fatto che facciano cagare legando i microfoni con della carta igienica.

Irama – “La genesi del tuo colore”: 2. E vabbè. La quota Irama ce la dobbiamo sparare perché abbiamo molte colpe da espiare in questa vita. Un giorno tutto questo finirà. Spero.

Extraliscio feat. Davide Toffolo – “Bianca luce nera”: 6. Confesso di averli rivalutati. Confesso anche che rispetto alla prima esibizione sono andati molto meglio. Confesso che poi tanto male non sono.

Ghemon – “Momento perfetto”: 8. Continua a esser fuori luogo ovunque (cit) come solo lui sa fare. Ed è tutto perfetto, come il momento nel titolo.

Francesco Renga – “Quando trovo te”: 0+(0x0)=0. Ce lo sorbiamo due volte perché la vita è lacrime, dolore, sangue e bis di Renga. Purtroppo la prima volta il microfono non andava bene. René Ferretti urlerebbe “Cane, cane senza appello, cane maledetto”. Io non urlo niente. Che già ci pensa Renga a urlare male e verrebbe fuori un casino. L’inferno me lo immagino con lui che urla “SEEEEEEMPRUUUUUEEEHHH” in loop. Che voce, quest’uomo. Un usignolo sparato.

Gio Evan – “Arnica”: 5. È il suo genere. È la sua canzone. Ed è uguale a tutte le altre che ha già fatto.

Ermal Meta – “Un milione di cose da dirti”: 5. Comunque concordo con la Berti nel chiamarlo Ermal Metal, perché a fine canzone ti senti i maroni di metallo, che pesano e ti arrivano a terra. Avrà anche un milione di cose da dire, ma – appunto – non dice niente.

Bugo – “E invece sì”: 4. E invece no, Cristian. Proprio no. Purtroppo.

Fulminacci – “Santa Marinella”: 7. ‘Sto pezzo è proprio figo, oh.

Gaia – “Cuore amaro”: 6. È una di quelle robe che non riascolterò mai più dopo Sanremo, ma ha ritmo e suona pure figa. E lei è bravina pure senza voce e imbottita di cortisone. Dovessi scegliere con che tormentone massacrarmi gli zebedei in estate, tra lei ed Elettra Lamborghini sceglierei tutta la vita lei. Farsi del male sì, ma il meno possibile.

Random – “Torno a te”: 1. E torna da lei, vai. E non voltarti.

Amadeus: 3. Ho fatto un incubo, ero Amadeus.

Fiorello: 5. Ha portato Avitabile sul palco (certo, poi Amadeus ha distrutto tutto) e solo per questo merita quasi la sufficienza. Però la sufficienza sarebbe troppo. Da quattro serate non azzecca nulla. Quindi no.

Zlatan Ibrahimovic: SV. È apparso pochissimo, ha ridetto le cose che ha già detto e niente. Boh.

Barbara Palombelli: 4. Al monologo di mezzanotte sono uscito a comprare del crack. Che già costa caro di suo, ma se esci dopo le 22 violi il coprifuoco e sono minimo 400 euro in più. Voglio essere risarcito. Ha reso la serata proprio frizzantina, non trovate?

Davide Shorty – Regina: 8. Di Davide ho già detto, è molto bravo. Non sarebbe stata la vittoria nei giovani a consacrarlo perché, di fatto, già lo è ed è assurdo che non stia tra i big. Premio Lucio Dalla e arriva secondo. Bene così, in fondo.

Folcast – “Scopriti”: 6. Non è nulla di nuovo ed entusiasmante, ma non è nemmeno da buttare. Ha un nome che sembra un gioco per la Playstation, tipo un survival horror. Finisce terzo e il podio forse un po’ se lo merita.

Gaudiano – “Polvere da sparo”: 6. Vince, come forse era prevedibile. Il prossimo anno però non ce ne ricorderemo più. E forse non è un male.

Wrongonyou – “Lezioni di volo”: 6,5. Vince il premio della critica e finisce quarto. Forse, ma dico fose, qualcosa in più di Gaudiano e Folcast la meritava. Però vabbè. Cioè. Insomma.

Sintesi. E anche la quarta serata ci saluta. Sempre meglio di una ginocchiata sui testicoli (doppio Renga a parte).

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