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Armstrong confessa, anche di voler tornare alle gare

Lance Armstrong

Fino al 2005 sì, nel 2009 e 2010 “assolutamente no”. Ha ammesso di essersi dopato nel periodo giuridicamente ormai coperto da prescrizione, mentre lo ha negato in quello “sensibile” dal punto di vista legale. Lance Armstrong ha risposto con una sequela di “yes” alle domande dirette e precise di Oprah Winfrey, che gli chiedeva se avesse mai fatto uso di Epo, testosterone o trasfusioni di sangue nei suoi sette Tour de France e nel corso della sua carriera.

Era quello il “cocktail” di doping utilizzato dal texano: “Epo non troppo”, ha specificato. E’ apparso freddo, pienamente padrone di se stesso, durante l’intervista trasmessa negli Usa in due puntate, nelle nottate italiane di giovedì e venerdì. Non ha tradito emozioni, tranne quando ha ricordato come il figlio Lucas lo avesse difeso dalle accuse di doping. “Pensi fosse umanamente possibile vincere sette Tour de France consecutivi senza l’aiuto del doping?” – gli ha chiesto la Winfrey. “No, maybe no” – ha risposto lui.

Voleva mantenere quell’aura d’invincibilità che si era creato e che sentiva propria, quella stessa che adesso necessita di un percorso per essere cacciata. Per questo ha iniziato col rilasciare quell’intervista, con l’ammettere tutto ciò che ha sempre negato, a costo di portare in tribunale colleghi, compagni di squadra, medici. Ha rovinato la carriera di persone come Filippo Simeoni, corridore di seconda fascia che aveva testomoniato contro il “medico” Michele Ferrari, il guru del doping. Nel tour del 2004 l’italiano entrò in una fuga durante una tappa senza troppe pretese: Lance, in maglia gialla, scattò per andarlo a riprendere e farlo desistere dal tentativo. Al suo riassorbimento nel gruppo, Simeoni subì ingiurie e sberleffi da molti colleghi. Fu un atto di arroganza e di avvertimento a chiunque altro avesse in futuro potuto avere l’intenzione di parlare.

Ora Armstrong dice di voler passare il suo tempo a chiedere scusa alle persone che hanno creduto in lui, che lo hanno sostenuto, alla sua fondazione contro il cancro “Livestrong“, dalla quale si è dimesso in quello che per lui è stato “il momento più umiliante”. Chissà se si ricorderà anche di chiedere scusa a Simeoni, per quello che può valere. Armstrong il cancro l’ha sconfitto prima di vincere i sette Tour e sostiene non sia stato il doping a causarglielo: “nessun dottore mi ha detto questo”.

Di sicuro, adesso che l’Uci (Unione Ciclistica Internazionale) gli ha cancellato tutti e sette i tour e quasi tutte le altre vittorie ottenute in carriera, (e il Cio gli ha ritirato la medaglia di bronzo delle Olimpiadi di Sidney 2000), quella contro il cancro resta la sua unica vittoria, la più importante a cui una persona, prima che un atleta, possa ambire. Ma nonostante quel faccia a faccia con la morte, lui non ha smesso di mettere a repentaglio la propria vita, preferendo nutrire col doping la sua smania d’invincibilità. Anzi, ha usato l’immagine di quella vittoria per celare l’imbroglio di cui si stava rendendo protagonista. “Vuoi che uno che ha sconfitto il cancro ora faccia uso di doping?” – era una delle opinioni circolanti tra gli appassionati, specie di fronte ai suoi primi successi al Tour.

Ma non solo, Lance Armstrong è stato bandito a vita da ogni competizione ufficiale, che sia di ciclismo o di scacchi. E’ questa per lui la punizione più difficile da mandare giù: “adorerei avere di nuovo il diritto di competere” – dice. “Non le gare ciclistiche: ci sono tante altre cose che vorrei fare, ma non posso con questa penalizzazione e punizione, come correre la maratona di Chicago quando avrò 50 anni”. Considera quel divieto come una “condanna a morte”, ma dimentica che l’unico condannato a morte in quest’ambito, per molto meno e con nulla di provato, fu il nostro Marco Pantani.

The yellow jersey US Lance Armstrong (R) rides wit
Foto giornalettismo.com

Qui la cronistoria completa della vicenda doping legata a Lance Armstrong. Di seguito, due video realizzati da corriere.it con estratti dell’intervista rilasciata a Oprah Winfrey.

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