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Ciclo Oscar 2014, August: Osage County

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È proprio vero che Meryl Streep e gli Oscar, ultimamente, vanno a braccetto. Neanche quest’anno la grande attrice, già vincitrice due anni fa per The Iron Lady, si smentisce: torna, in gran forma, con August: Osage County, un film corale, drammatico e divertente allo stesso tempo, che coinvolge, stupisce ed emoziona. La pellicola è basata sull’originale sceneggiatura teatrale, adattata per il cinema, di Tracy Letts, diretta da John Wells e prodotta, tra gli altri, da George Clooney.

Immaginate il peggior raduno familiare a cui abbiate mai partecipato. Fatto? Bene, dimenticatelo, perché quello che racconta questo film batte ogni record. A partire dall’ensemble del cast.

Siamo in Oklahoma, nella grande casa di Violet Weston (Meryl Streep), madre di tre figlie e moglie di un famoso poeta, Beverly Weston (Sam Shepard). Lei è malata di cancro, lui fondamentalmente è stanco della vita monotona e opprimente che sta conducendo, perciò decide di andarsene di casa. Alla notizia della sua scomparsa, Violet raduna i membri della famiglia ad uno ad uno, chiamandoli dai quattro lati del Paese, e tutti arrivano, chi prima, chi dopo, a confortare la parente malata e dipendente da antidepressivi.

Ad ogni personaggio è dedicata una storia, che si sviluppa con l’andare avanti del film e finisce inevitabilmente per scontrarsi con quella di un altro. Oltre quella della “pazza” Violet, la stupenda Meryl, troviamo quella della figlia Barbara (Julia Roberts), separata dal marito Bill (Ewan McGregor) e con una problematica figlia quattordicenne: essendo la maggiore e la preferita delle tre sorelle, Barbara ha spezzato il cuore del padre sposandosi giovane e lasciando la casa dei genitori. Una Julia Roberts spaventosamente brava la rende forte, decisa e impulsiva, e il conflitto con la madre è senz’altro uno dei punti più interessanti dell’intero film.

La seconda figlia, Karen (Juliette Lewis), è la più glamorous e frivola delle tre. Vive a Miami, sta per sposare un uomo che è al quarto matrimonio e sa ben poco di come vanno le cose in famiglia. Confrontato con liti furibonde, storie di infanzia della madre e la realtà della sua relazione, però, anche questo personaggio riesce ad uscire dal guscio dello stereotipo che sembrava volerlo avvolgere.

La storia della figlia più giovane, Jean (Abigail Breslin), è strettamente legata con quella della madre. È sempre stata lei, non avendo mai effettivamente lasciato il paesino in cui è cresciuta, ad occuparsi dei genitori e a subire le conseguenze della malattia della madre. All’ora del raduno familiare, però, nuovi particolari della sua vita si scoprono: ha a che fare un certo fling amoroso nato da poco col cugino di primo grado Charlie (Benedict Cumberbatch), giovanotto impacciato e che non sa bene cosa fare della propria vita, ma che sembra aver trovato in lei una ragione per abbandonare la terra natale e iniziare una nuova vita.

Le ambientazioni, i dialoghi, la coralità del film, tutto rimanda all’originale destinazione del bellissimo testo di Tracy Letts: il teatro. La bellezza del film scaturisce dal fatto che esso racconta, senza troppe cerimonie, la storia di una famiglia apparentemente distrutta, ma con in realtà legami molto più profondi di quello che si possa dedurre dopo i primi venti minuti. E riesce a fare ciò anche grazie alle magistrali interpretazioni di tutti gli attori (protagonisti e non), scelti accuratamente e perfettamente “accordati”. Le candidature, per Migliore Attrice Protagonista a Meryl Streep, e  a Julia Roberts, parlano da sole.

Delizioso.

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