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Euro 2016 – Rendez-vous col Delirio, day #4: Thiago Motta doma il Belgio, Ibra pareggia, la Spagna ha Iniesta e allora va be’

Thiago Motta (per un paio di minuti) e compagni domano il Belgio, Ibra pareggia per grazia divina e la Spagna fatica. Questo e altro nella quarta giornata di Euro 2016.

Iniziamo.

euro2016

Spagna – Repubblica Ceca 1-0

Si parla tanto di Neuer, Buffon e Courtois, ma spesso ci si dimentica di Cech e De Gea. Il primo ha ha tenuto a galla i suoi con un primo tempo sontuoso: concentrazione, riflessi, sicurezza e senso della posizione. È vero, in qualche occasione anche Morata ha aiutato tirandogliela in bocca. Ma è pur vero che, quando ti ritrovi davanti uno che sembra prenderle tutte, non sai mai dove minchia tirare e spesso fai la scelta più idiota. Dal canto suo, anche De Gea ha svolto il suo lavoro senza troppe sbavature in un primo tempo che non ha regalato occasioni clamorose alla Repubblica Ceca, ma in quei due o tre interventi è parso in fiducia (ricordiamo che alle spalle ha pur sempre un mostro sacro, nonostante l’ultimo Mondiale).

Nella ripresa, la Spagna continua ad attaccare. Lontanissimi i tempi in cui era padrona del campo e sembrava potesse segnare quasi a comando. Ormai arriva in area di rigore quasi svogliata e una volta Fabregas e un’altra Morata non fanno il possibile per arrivare sul pallone vagante e tirarlo verso Cech. Poi, però, succede che hanno Iniesta in squadra e quando decide di far partire uno dei suoi cross telecomandati la mette dove vuole. Nella testa di Piquè, ad esempio, che all’87eseimo fa 1-0 segnando un gol quasi insperato. Sul finale, è De Gea a superarsi salvando il risultato su un missile di Darida.

Irlanda – Svezia 1-1

Nel primo tempo, gioca solo l’Irlanda. Una volta a dirle di no è Isaksson, un’altra è la traversa su un gran tiro dalla distanza di Hendrick e per il resto sono tutti tiri che non vedono nemmeno la porta.

Tre minuti dopo l’intervallo, invece, Hoolahan si inventa un gran gol su cross di Coleman ed è 1-0. Il che sveglia leggermente la Svezia. La quale inizia a tirare in porta, o almeno ci prova. Perché la prima occasione capita nei piedi raffinati di Forsberg che – a confronto – fa sembrare Cesar Prates un cecchino infallibile: pallone alle stelle. Ibrahimovic capisce che forse è meglio dare la scossa, ma la prima girata è fuori (di poco). Allora cambia verso (cit) e decide di metterla in mezzo, qualcuno arriverà. E qualcuno arriva, ma non è un suo compagno. Autorete di Clark (bell’impatto di testa, sul serio: complimenti) che fissa il punteggio sull’1-1. L’Irlanda prova a risistemare le cose, ma Hendrick spara addosso a Isaksson che non sperava in altro.

Belgio – Italia 0-2

Il debutto degli azzurri dell’agghiagggiahhhdohhh Conte avviene sotto le bombe calciate da Nainggolan. Appena vede un pallone che si muove vicino a suoi piedi, non importa se nel cortiletto di casa sua o a due centimetri dalla porta, Radja lancia cannonate che nemmeno lo Schwerer Gustav dei tedeschi. Il che, comunque, aiuta l’Italia a darsi una svegliata. Prima è Pellé, da fuori, a calciare di poco a lato del lungagnone Courtois. Poi, a Bonucci sviluppa la scienza (cit), vede muoversi un tizio tra la difesa belga e prova a lanciargli la palla dalla sua metà campo tipo outlett pass di Kevin Love. E così la mette sui piedi di Giaccherini che batte Courtois (addirittura Giaccherini) e l’Italia è avanti. Anche Candreva dimostra di essere in palla e lascia partire un siluro che il portiere belga in qualche modo riesce a respingere. Pellè, poco dopo, si mangia il mondo a colpo sicuro su minchiata in combinata di Fellaini e Lukaku.

Nella ripesa, Lukaku vuole darmi ragione quando gli do del sopravvalutato e fa di tutto affinché questo avvenga. Lanciato a rete da De Bruyne, uno contro uno, solo Buffon davanti. Facile facile. Niente, la mette fuori. Poi è ancora Italia, con Candreva a disegnare un cross perfetto per la testa di Pellè, che però trova una risposta epica ancora di quel lungagnone di Courtois. Nel Belgio entra Origi. Altro fenomeno solo da buggato (cit) all’Ultimate Team. Il primo colpo di testa è fuori, il secondo neanche c’è perché manca il pallone saltando 20 minuti prima: era ancora in panchina e già aveva preso lo slancio per un cross che sarebbe partito secoli dopo. E niente, quando uno è forte è forte. Immobile, dalla panchina, fa vedere a Origi come si entra in campo. Al primo pallone toccato, parte in contropiede e solo la manona di Courtois riesce a fermarlo. Al secondo, spacca in due la difesa della nazionale dei talenti di Football Manager, e si appoggia su Candreva che a questo punto ha due possibilità: calciare (e probabilmente trovare Courtois) o avere un attacco di genio totale e pescare Pellè a cui non resterebbe che spaccare la porta. Sceglie la seconda ed è tripudio. 0-2 per gli uomini di Conte che prendono la testa del girone.

Ah, da segnalare che al 78esimo è entrato il numero 10 più forte della storia: Thiago Motta. Ha toccato un solo pallone ed è riuscito a non perderlo. Ha cambiato la partita. Aveva ragione De Rossi, la maglia numero 10 non poteva non andare a lui. Fenomeno.

Come sempre, ci rileggiamo domani su queste stesse pagine.

À la prochaine!

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