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Il Cile – “Siamo morti a vent’anni”: il cantautorato è ancora vivo?

In un momento in cui il cantautorato italiano sembra essere agonizzante, tra chi resta troppo radicato ai modelli che furono (qualcuno ha detto Mauro Ermanno Giovanardi?), chi prova a ripercorrere le orme dei Cccp (punk filo-sovietico) e chi tiene in vita le parole dei padri (Filippo Graziani e Cristiano De André su tutti), sono pochi quelli che tentano di intraprendere strade diverse, osando quel qualcosa in più.

Tra gli ultimi, sta cercando definitivamente di emergere Il Cile. Il trentenne cantautore aretino è stato l’unico italiano sul palco dell’Heineken Jammin’ Festival, poco prima che uscisse il suo primo album (il 28 agosto, per l’esattezza) dal titolo senza dubbio d’effetto: Siamo Morti A Vent’Anni. “Perché – ha raccontato al Fatto Quotidiano – per come la sento io si muore tutti a vent’anni, a volte nei sentimenti, altre nei sogni, altre ancora negli ideali; ma è parte di quella metamorfosi che ci trasforma da adolescenti in adulti, e ci fa spesso rinascere dalle nostre ceneri”.

Nel bel mezzo di una realtà musicale in cui – nella maggior parte dei casi – arrivi al successo se sai vendere il tuo personaggio, e – di conseguenza – passando per tv, festival e talent show, Lorenzo Cilembrini (questo il suo vero nome) sembra rappresentare una bella eccezione a quella che sembra essere ormai diventata un’assurda regola. Nella sua vita, si è diviso tra Bologna e Arezzo (la sua città natale), suonando in diversi luoghi. Un po’ come avveniva un tempo, nella speranza, prima o poi, di impresionare favorevolmente un talent scout. Così, Lorenzo è stato notato da Fabrizio Barbacci (produttore, tra gli altri, dei Negrita e di Luciano Ligabue) e poi lanciato da Mtv New Generation. Da lì è nato l’album di cui stiamo parlando.

Siamo Morti A Vent’Anni è un disco maturo, e non potrebbe essere altrimenti. Rappresenta a pieno l’espressività dell’artista. Un diario dove Lorenzo Cilebrini si mette a nudo e si racconta. In questo contesto si colloca sicuramente il brano Cemento Armato. Un grido di rabbia o, più semplicemente, una poetica descrizione della sua generazione – quella degli anni ’80 -, dalla quale emerge una grande voglia di rivincita.

Bella e d’impatto è anche La Ragazza Dell’Inferno Accanto. Brano in cui la protagonista è una ragazza che cerca di non annoiarsi mai. Una di quelle che si autoconvince di essere pura, ignorando lo sporco – o “il catrame”, per usare le stesse parole del Cile – che invece la avvolge.

A Milano, con Fabrizio Barbacci, è invece nato lo spunto per Il Nostro Duello. Il duello visto come qualcosa di insito nella natura dell’uomo. Pensiamoci: nella vita, si finisce a duellare per molte cose. Un amore, magari. O, perché no, per raggiungere un obiettivo importante. Il duello è qualcosa che giova alla realizzazione finale dell’individuo. Se si vince o si perde, non importa, la cosa fondamentale è combattere. È questo ciò che ci fa sentire vivi.

Sarebbero da elencare anche gli altri sei pezzi che raccontano “progetti da finire e amori già finiti” del trentenne, ma è più opportuno ascoltarli dalla sua stessa voce. L’album, lo trovate in digital download su iTunes (QUI).

Il consiglio, in fine, è quello di tenere d’occhio questa nuova leva del cantautorato italiano, magari anche da subito. Il Cile, infatti, dal 5 ottobre sarà in giro per l’Italia a presentare questo suo album d’esordio.
Di seguito, tutte le date previste:

05.10 Firenze, Viper
06.10 Settimo Torinese (To), Combo@Suoneria
12.10 Roncade (Tv), New Age
13.10 Cesena, Vidia
16.10 Milano, Alcatraz
19.10 Rezzato (Bs), Teatro CTM
20.10 Roma, Orion
27.10 Taneto (Re), Fuori Orario
03.11 Livorno, Cage Theatre
10.11 Lecce, Officine Cantelmo
16.11 Nonantola (Mo), Vox
17.11 Villafranca (Vr), Palacover
24.11 Bassano (Vi), Teatro Remondini
01.12 Pinarella (Ra), Rock Planet

 

Adriano Costantino

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