Reveredo, vi racconto il mio “Hard Mediterranean Soul”
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Reveredo, vi racconto il mio “Hard Mediterranean Soul”

Reverendo

Se Reverendo nasce come MC durante la prima ondata del rap italiano dei ’90, il suo percorso si sviluppa poi negli anni con la crew Pooglia Tribe e successivamente collaborando con molti artisti chiave della scena come Articolo 31, Shablo, Chief, Club Dogo e Clementino.

“Uno” è il suo primo disco completamene suonato senza le tipiche produzioni e i campionamenti del mondo Hip-Hop, ma soprattutto il primo anche completamente cantato senza linee vocali rappate. Non rinnegando la radice black del suo passato, Reverendo vira verso un approccio più maturo e consapevole in quello che lui stesso definisce un “mediterranean hard soul”.

Come mai Uno è nato dopo tanti anni dal tuo primo album Oltre?

Nel frattempo ho curato la produzione di tre album dei Bari Jungle Brothers, e ho costruito assieme ad altri una bella realtà: l’Accademia delle Arti di Strada.

Bari Jungla Brothers

Come mai ha deciso di abbandonare completamente l’mcing a favore di linee vocali cantate?

In verità da molto tempo canto soltanto; anche su beat hip hop; ho sempre cantato, diciamo che a sto giro mi sono cimentato in una formula canzone più canonica.

Tra ospiti e sonorità c’è una vasta gamma di generi musicali. Qual è quello che oggi ti rappresenta di più?

Faccio hard mediterranean soul. E mi piace da sempre un certo stile italiano nel comporre.

Come viene rappresentato il “Sud” nella tua musica?

Credo dalla mia voce, dal mio modo di interpretare determinate sonorità. Credo che il sud sia per forza e per sempre presente nei miei lavori.

Possiamo ancora dire oggi che un musicista italiano del Sud sia svantaggiato rispetto a uno del Nord?

Meno di ieri, grazie a social e similia. Ma resta il fatto che è l’intero SUD ad essere svantaggiato rispetto al nord, e parlo di scelte strategiche. Pensa solo che in una regione bellissima come la Puglia, siamo costretti per il “bene nazionale” a mangiare pane e inquinamento grazie all’ILVA.

Come mia hai scelto proprio J-Ax per il feat. nel tuo singolo Briciole, contenuto nell’album Uno?

Perché sapevo, quando l’ho composta che gli sarebbe piaciuta e che ci starebbero state bene alcune sue barre.

Rerendo e J-sx

Sempre J-Ax è presente nel video di Briciole. Come è nata l’idea di questo video?

È nata in lockdown totale per lui e parziale per me. Nel senso che è stato un miracolo riuscire a farlo; Ax è stato un grande, si è autoprodotto il suo pezzo di video, con gran semplicità e generosità artistica, è un Big.

Hai potuto toccare con mano la golden age del rap italiano: cos’è cambiato da allora?

Tutto. Ogni cosa, è il mondo attorno ad essere cambiato. Quando ho iniziato io eravamo tutti molto ingenui, ma con un grandissimo entusiasmo, in fin dei conti eravamo i primi.

Come spiegheresti a tuo figlio, come siamo arrivati oggi alla trap?

Non ho bisogno di spiegarlo; ha tredici anni e ascolta di tutto, pazzesco. MTV è stata un’antesignana della generazione multiculti che viviamo oggi. Quando ero piccolo c’erano i metallari, i rappusi, i punk, oggi è un grande mix.

Meglio partecipare a un talent come concorrente a vent’anni o come giudice a cinquanta?

Giudice a cinquanta.

Sperando nella riapertura dei concerti, che tipo di live hai pensato per la promozione di Uno?

Un live fatto di strumenti a valvole, amplificatori e quintali di vibes.

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