Sanremo 2018: le pagelle della quarta serata (duetti)
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Sanremo 2018: le pagelle della quarta serata (duetti)

Le pagelle della quarta serata del Festival di Sanremo 2018

Claudio Baglioni: 4. Canta meno, ma comunque troppo. Il Festival dura una cazzo di vita anche perché Claudietto ogni due per tre prende un microfono o un pianoforte (o entrambi) e ce li sfrangia. Non dico tanto, ma due tre canzoni in meno e chiuderemmo a un orario civile. E invece no, perché leeeeeei leeeeeiiii eraaaaaaa un picccoooolo grandeeee amoreeeee. Non ne usciremo vivi.

Michelle Hunziker: 5. Un calando continuo. Ha dato un freno alle risatine a caso, ma pare l’abbia dato anche a se stessa.

Pierfrancesco Favino: 6. Canticchia, ballicchia, suonicchia e – se serve – cucinicchia. I pochi (pochissimi) momenti “alti” dei tre conduttori partono da lui. Non eccelle, ma è comunque il migliore della compagnia.

Gianna Nannini: 5. Arriva, canta un pezzo, duetta con Baglioni e se ne va. Manco ciao, oh.

Federica Sciarelli: 4. Tutte le sere la stessa identica cazzo di gag. Non ce la faccio.

Piero Pelù: 3. Lui e Baglioni massacrano in diretta mondiale Il Tempo Di Morire di Battisti. A fine esibizione, Mogol s’è suicidato per potersi rivoltare nella tomba insieme a Battisti.

Leonardo Monteiro: 3. Inascoltabile. Sembra soffrire mentre la canta e io soffro con lui. Ma proprio dentro. Spegnetelo.

Mirkoeilcane: 6,5. Molto meglio rispetto alla prima sera. Sempre troppo simile a Cristicchi, ma il testo va premiato e la sua interpretazione – per dirla alla Levante – è credibilissima. Premio della critica davvero meritato.

Alice Caioli: 4. Canta Specchi Rotti, ma a fine esibizione l’impressione è che “rotti” siano solo i maroni. Ha una bella voce, però datele un pezzo decente. Vince il premio sala stampa perché boh.

Ultimo: 6,5. È vestito da mezzo emo, il pezzo non è proprio allegro e niente. Comunque è bravo, poche storie. Vittoria meritata.

Giulia Casieri: 6,5. Bella presenza, bella voce, poco altro. Mezzo voto in più della sufficienza perché mi va: la palla è mia e decido io (cit).

Mudimbi: 6+. È l’unico che porta ritmo. Il brano non è un trattato di filosofia, ma sticazzi. Se dovessimo sperare di beccare il nuovo De André tra le nuove proposte di Sanremo, ci saremmo già attaccati alla canna del gas da un pezzo.

Eva: 5,5. Lei è brava, ma il pezzo è una noia.

Lorenzo Baglioni: 3. L’idea di un pezzo sul congiuntivo è (era) divertente, ma al secondo ascolto ha già rotto i coglioni.

Rubino feat Serena Rossi: 2. Madonna che palle.

Le Vibrazioni feat Skin: 3,5. Skin ci prova a migliorarlo, ma il pezzo di Sarcina fa davvero troppo cagare e per migliorarlo andrebbe bruciato.

Noemi feat Paola Turci: 7. Paola Turci renderebbe leggendario pure il pezzo di Sarcina. Ve lo dico.

Mario Biondi feat Ana Carolina e Daniel Jobmin: 4. È diventato pianobar. Voglio morire.

Annalisa feat Michele Bravi: 6 Annalisa, 3 Michele Bravi. Insieme in realtà funzionano benino, ma è passato troppo poco tempo da quando Michele Bravi era su quello stesso palco a farcele a fettine con Il Diario Degli Errori e ancora non dimentico.

Lo Stato Sociale con Paolo Rossi e Il Piccolo Coro dell’Antoniano: 7. L’esibizione, con il coro dell’Antoniano e Rossi ne guadagna. Diventa quasi una figata. A “nessuno che buca i palloni” tutti a pogare. Anche se io l’avrei sostituito con “nessuno che canta Baglioni”. Avrebbe reso di più il sentimento di rottura di coglioni.

Max Gazzè feat Rita Marcotulli e Roberto Gatto: 9. ‘Sto pezzo diventa ogni sera più bello.

Decibel feat Midge Ure: 8,5. Inconveniente iniziale della chitarra a parte, sono sempre clamorosi. Midge Ure poi suona da Dio (e probabilmente lo è anche). Gli esperti lo relegano in fascia rossa: essere bocciati da Allevi è comunque una nota di merito. Avanti così.

Ornella Vanoni-Bungaro-Pacifico feat Alessandro Preziosi: 6,5. Niente da dire. Come la metti metti, la canzone è davvero molto bella. La Vanoni regna come sempre.

Diodato e Roy Paci feat Ghemon: 6,5. L’esperimento con Ghemon riesce, lui si ritrova a suo agio nel testo e ne cambia totalmente (e bene) l’atmosfera.

Roby Facchinetti e Riccardo Fogli feat Giusy Ferreri: 1. La Ferreri, se possibile, peggiora addirittura il pezzo. Non ce li meritavamo davvero.

Enzo Avitabile e Peppe Servillo feat. Avion Travel e Daby Touré: 7. Finalmente un’esibizione degna della loro storia.

Ermal Meta e Fabrizio Moro feat Simone Cristicchi: 6 politico. Nota di merito a Simone Cristicchi che arriva sul palco direttamente da Cast Away. Mica semplice.

Giovanni Caccamo feat Arisa: 3,5. Pietà ragazzi. Pietà.

Ron feat Alice: 6. Alice riesce anche a rendere il brano personale, cosa che Ron proprio non è riuscito a fare e a ‘sto punto ci ho perso le speranze.

Red Canzian feat Marco Masini: 6. Masini rende il pezzo ascoltabile. Grazie.

The Kolors feat Tullio De Piscopo ed Enrico Nigiotti: 3. Hanno dichiarato a Rolling Stones che Elio li ha definiti eredi degli Elio e le storie tese. Probabilmente stava sotto LSD e manco di quella buona. Avessero tagliato tutta l’esibizione lasciando esclusivamente l’assolo di Tullio De Piscopo sarebbe stato meglio. Molto meglio.

Luca Barbarossa feat Anna Foglietta: 6. Con il duetto o senza, Passame er sale cambia davvero poco. Quindi il giudizio è sempre quello: stiamo nel limbo. Anna Foglietta davvero brava, comunque.

Nina Zilli feat Sergio Cammariere: 4. È l’una passata: Nina è bella, il pezzo è brutto, Cammariere c’ha ‘na voglia di vivere che levate e a dirigere c’è il maestro VALERIANA. E allora ditelo: facciamoci del male.

Elio e le storie tese feat Neri Per Caso: 9. Escono per ultimi: “Pubblico di Uno Mattina buongiorno”. Standing ovation.

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